Il patrimonio culturale è vivo, fiorisce e ci osserva, in attesa del nostro intervento: sa di essere in pericolo. Non è solo la mano di chi lo trafuga o lo danneggia a comprometterne la sopravvivenza, ma anche le azioni di quanti lo sviliscono, lo strumentalizzano o, peggio, lo ignorano.
Maurizio Bettini scriveva che se è vero che i monumenti hanno bisogno di essere salvaguardati dal deterioramento e dalla distruzione, altrettanto fondamentale è l’esercizio della “memoria culturale”, ovvero quella consapevolezza diffusa del passato, condivisa da una certa comunità, che risulta non soltanto dalla conoscenza storica degli eventi trascorsi, ma anche dal patrimonio di racconti, tradizioni, immagini che formano la “coscienza culturale” della comunità stessa.
Partendo da questa riflessione, ecco farsi strada il leitmotiv di quest’anno, condensato nell’espressione: un patrimonio da salvare. È il filo rosso che si dipana attraverso la kermesse cinematografica, gli incontri e le tavole rotonde, le attività di formazione e di intrattenimento. Ogni segmento del ricco cartellone di questa edizione festivaliera si confronta con questa tematica, tanto urgente quanto complessa, e la comunica secondo un linguaggio rinnovato. Ne sono un esempio i quaranta film selezionati, tra prime assolute, nazionali e regionali: non solo documentari classici, ma anche cortometraggi, docufiction e ibridazioni ispirate al mondo della street art e della fotografia. Quaranta storie ambientate in tutto il mondo, i cui protagonisti si battono per proteggere il patrimonio dalla dimenticanza, dalla mercificazione, dalla rabbia, a volte dalla Storia stessa.
Il risultato è uno sguardo plurale, lontano dai luoghi comuni e dagli stereotipi a cui la società contemporanea si sta lentamente abituando. Di più. È un invito ad essere presenti e partecipi, una call to action rivolta a tutti i membri della nostra società, nessun escluso.
Riusciremo così a salvarlo, questo nostro patrimonio? Chissà.
Comunque ci avremo provato.